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Il dialogo democratico: il manganello

A Roma, il 10 settembre, una manifestazione degli operai ALCOA, a roma, il 10 settembre, il dialogo democratico. C'è una sorta di costante legata ai governi, siano essi "ancien regime" oppure democratiche forme di potere del popolo: il manganello, il dialogo dell'autorità. La differenza è però fine e, allo stesso tempo, abissale. Da una parte ci sono i regimi totalitari, dittatoriali, i golpe e i militari; dall'altra i governi eletti dal popolo. Ma in mezzo a questa fangosa linea di demarcazione, una sottospecie di legge irremovibile, un "sommerso" che non si rimuove: l'uso sistematico di forme di soppressione del diritto d'espressione. Il diritto che, teoricamente, viene garantito dalla costituzione. Si aggira lieve la convinzione che, con la fine del fascismo e l'arrivo della costituzione e delle elezioni, sia arrivata la democrazia, il potere del popolo di quell'antica ed esotica Grecia. Eppure non ha fatto in tempo a finire il fascismo che gli italiani, spaventati dai sovietici alle porte di san Pietro, hanno eletto al potere la Democrazia Cristiana. Alcide De Gasperi e con lui il buon vecchio ministro dell'interno Scelba. Si Scelba, lo stesso della famosa legge sull'apologia di fascismo con cui si tentò di estromettere il Movimento Sociale Italiano dal gioco politico(per interesse di partito ovviamente, non per coerenza). E con Scelba ci fu la celere di Padova e i "rastrellamenti". Bè, ma passata la Balena Bianca e con arrivo del governo di centro-sinistra e, poco dopo, di un tentativo di compromesso con il PCI, l'aria sarà cambiata, no? No. L'aria non cambia, peggiora. L'uso delle armi durante le manifestazioni rimane. Arrivano poi gli anni della modernità, gli anni 80, del miracolo italiano, i movimenti dell'85, la pantera, arriva poi genova, arriva poi ALCOA. Tutta una carrellata di movimenti, manifestazioni e sommosse che puntualmente "dialogano" con la polizia. 
Chissà che il dialogo, prima o poi, non lo vincano i cittadini.