Pages

Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post

Il cattivo tedesco e il bravo italiano - Filippo Focardi


News: registrazione audio dell'incontro con Filippo Focardi, introdotto da Federico Melotto, presso l'Università di Verona il 30 Aprile 2013

FIlippoFOcardi30_04_13.MP3


Il Fascismo come fenomeno storico-politico a sé stante, che rende vittima il «popolo» italiano, privo di colpe, innocente, per i crimini del regime. Un «popolo» che subisce con ostilità il sistema politico che lo governa. Occupazioni territoriali bonarie, mai violente repressioni, se non in sporadici quanto improbabili casi, poiché l'Italiano non è capace di fare la guerra. Piuttosto, un soldato italiano solidale con le popolazioni sottomesse, gentile, umano, e sopratutto difensore di quella popolazione, dalla barbarie tedesca. Un Tedesco, viceversa, animalesco, non umano, che sorregge il peso delle tragedie di cui una parte della popolazione è stata protagonista. Questa la narrazione che ricostruisce Filippo Focardi nel suo ultimo libro edito da Laterza, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale. L'autore, infatti, non ha come obiettivo quello di sfatare i numerosi luoghi comuni che sorreggono questa narrazione, quanto piuttosto «il tentativo di esaminare, il modo in cui in Italia furono sviluppati e declinati due 'pilastri' della narrazione europea della guerra indicati da Judt: la colpevolizzazione dei tedeschi e la costruzione del mito della Resistenza»(p. IX-X). Di fatto, tuttavia, nel divenire della ricostruzione storica, ogni raffigurazione viene contrapposta ai dati, che sono ineludibili. Ma non è questo l'obiettivo. Passando in rassegna articoli di giornale, dichiarazioni politiche, memorialistica etc., Focardi ci rende magistralmente l'immane sforzo che fu messo in atto, fra l'armistizio del 1943 e i primi anni del dopoguerra che prepararono il trattati di pace del 1947, per la fabbricazione di una memoria pubblica del conflitto. Sforzo attuato da tutte le forze politiche in gioco (dal governo Badoglio, ai componenti del CLN) soprattutto per esigenze politiche ma, anche, da «sentimenti genuini di persone, politici e intellettuali, che ogni giorno avevano sfidato la morte combattendo nelle città o sulle montagne, in uno scontro brutale segnato da violenze, torture, saccheggi, rastrellamenti, deportazioni, esecuzioni sommarie e stragi di civili» (p. 152). 

La peculiarità di queste ricostruzioni fu che non erano false, ma parziali. Rendevano cioè la realtà nella parte più opportunisticamente utile ai propri fini, e cioè per la legittimazione politica e la salvaguardia degli interessi nazionali. Se infatti è vero che ci fu Giorgio Perlasca, che salvò migliaia di ebrei in Ungheria, è altrettanto vero che ci furono veri e propri crimini di guerra in Jugoslavia, seguendo gli ordini di Mario Roatta, che in una circolare del 1°marzo 1942 scriveva di applicare il criterio di "testa per dente". Le tendenze furono comuni a tutti gli schieramenti, anche se a volte in modi diversi.  Di particolare rilevanza risulta la questione dei crimini di guerra. Se da una parte un quotidiano democristiano, «Il Popolo», pubblicava il 20 marzo 1946 (alla vigilia dell'apertura della conferenza del Consiglio dei ministri degli esteri delle quattro potenze) un articolo dal titolo I soldati difendevano i greci contro la prepotenza tedesca con un occhiello che recitava Criminali di guerra noi?, in cui venivano elogiate le truppe italiane in Grecia, dall'altra «L'Italia Libera», giornale ufficiale del Partito d'Azione, sosteneva l'epurazione e denunciava i crimini commessi in Jugoslavia. Tuttavia le posizioni di quest'ultimo scatenarono la reazione del giornale monarchico «Italia Nuova», che accusava «Italia Libera» di trascurare gli «interessi materiali e morali» della nazione. Infine, però, dopo la fine della guerra, mutò l'atteggiamento delle sinistre. Spinte dal contesto (la questione del confine orientale) ripiegarono nell'autodifesa nazionale, con un PCI oscillante tra posizioni divergenti espresse sui giornali, rispetto a quelle promosse nelle Istituzioni. 

Questa vera e propria costruzione di un mito identitario si è imposta  nonostante il ricco lavoro di ricerca che fin dagli anni settanta diversi storici hanno svolto. A dimostrarne la longevità sono «gli stessi manuali di storia per le scuole e le università» che «ancora non trattano o non trattano a sufficienza il tema delle responsabilità italiane nei crimini coloniali o nella guerra di aggressione dell'Asse». Ma a farlo sono le stesse solennità civili introdotte negli ultimi anni. L'autore, chiude quindi con un monito severo, a cui, non si può che concordare:

E' doveroso che gli studenti conoscano Sant'Anna di Stazzema e Monte sole, come Auschwitz e le foibe, ma dovrebbero sapere anche che cosa hanno rappresentato Domenikon e Raab, per non dire di Debrà Libanòs in Etiopia. Allo stesso modo può avere un valore formativo che venga loro additato l'esempio di Giorgio Perlasca, ma non dovrebbero essere taciute le colpe di un Rodolfo Graziani o di un Mario Roatta. Anche cosi si costruisce una memoria europea fondata sull'etica della responsabilità e aperta alla dimensione globale e multietnica delle società in cui viviamo, al di là di una memoria nazionale finora centrata su se stessa, vittimistica e autocelebrativa. (p. 192-193)

CasaPound ci prova: invertire la realtà dello squadrismo fascista

Ci prova CasaPound facendo girare la seguente nota:

Tonini: ‘’ricordare è doveroso, inaccettabile presenza nostalgici di Tito”

Verona, 12 feb. – “Non possiamo accettare che all’interno dell’università di Verona si organizzino iniziative di stampo negazionista riguardo il dramma delle Foibe e dell’esodo del popolo giuliano dalmata”. Lo afferma in una nota Lorenzo Tonini, responsabile di CasaPound Italia a Verona, che, in merito a quanto avvenuto oggi in ateneo tra i collettivi antifascisti e il Blocco Studentesco, spiega: “Ci trovavamo all’ingresso del Polo Zanotto, dove avevamo organizzato una mostra in ricordo dei martiri delle Foibe, quando siamo venuti a conoscenza del fatto che i Collettivi, nonostante la loro iniziativa fosse stata giustamente annullata, stavano organizzando una conferenza non autorizzata di stampo negazionista all’interno di un’aula dell’università’’.

“Abbiamo ritenuto doveroso mostrare il nostro dissenso rispetto ad un simile atteggiamento – prosegue Tonini – recandoci verso l’aula dell’iniziativa per chiedere chiarimenti. I collettivi antifascisti, già preparati, hanno risposto utilizzando armi come spray urticanti e oggetti contundenti. Ci siamo difesi e successivamente abbiamo organizzato un piccolo presidio nel cortile dell’università per spiegare l’accaduto, ribadire il nostro diritto alla libertà d’espressione e quello dei martiri delle Foibe ad essere degnamente ricordati”.

Evidentemente ci credono tutti degli stupidi. La digos e la polizia che giravano fin dal primo pomriggio sapevano che l'incontro c'era l'intenzione di farlo e altrettanto sapevano loro non "quando siamo venuti a conoscenza " e bla bla e cioè a 45 minuti dall'incontro più un ulteriore discussione di circa mezzora con il responsabile amministrativo.

Incontro sulle foibe - SQUADRISMO FASCISTA OGGI a Verona


Squadrismo fascista. Non ci sono altri concetti per definire quello che è successo oggi, 12 febbraio 2013, all'università di Verona in presenza di un incontro sulla questione delle "foibe" con la storica Alessandra Kersevan.  Il resoconto sarà un po' lungo, ma capite che è necessario chiarire tutto. 
Partiamo dall'inizio, ma se non avete voglia della suspance andate alla fine.


    1. L'università del potere

I collettivi studenteschi Pagina 13 (che è riconosciuto dall'università e quindi riceve fondi di rimborso per organizzare eventi) e Studiare con Lentezza organizzano un incontro con Alessandra Kersevan dal titolo "Foibe : tra mito e realtà". Un incontro che viene organizzato in università con la procedura di un iter amministrativo per la concessione di un aula che, dopo aver avuto la firma di due professori che approvano l'iniziativa, viene concessa. La notizia dell'incontro subito non desta scandalo. D'altronde, non ci sono ragioni per che lo causi visto che un incontro sulle foibe è stato presentato all'Istituto veronese di storia della resistenza e dell'età contemporanea con Costantino Di Sante, a cui hanno presenziato anche esuli e in cui non ci sono stati particolari disordini. Tuttavia il giorno 11 compaio sull'evento facebook dell'evento le prime polemiche, un commento le apre. Critiche che criticano il fatto che ci siano una storica "revisionista" o, peggio ancora, "negazionista". Critiche riprese da un comunicato ufficiale di CasaPound Verona . Nei commenti si trovano risposte provocatorie ma anche risposte puntuali che fanno notare che si tratta di  ricerca storica  e quindi di una discussione che è aperta a dibattiti e dubbi e, se si è contrari alle tesi e interpretazioni, aperta a riceve revisioni, sulla base di fonti. 

Le diverse tragedie del confine orientale - Incontro con Costantino di Sante

Si è tenuto, il 9 Febbraio, presso l'Istituto veronese per la storia della resistenza e dell'età contemporanea, un incontro con Costantino Di Sante introdotto da Carlo Saletti, sulla questione  del "confine orientale", volendo con questo titolo non limitare e rendere controverso quell'insieme di eventi che scosse la zona, altrimenti ridotta all'immagine semplicistica delle "foibe". 

Un incontro molto interessante in cui i limiti temporali imposti da un tale incontro non hanno comunque impedito la chiarezza di un'esposizione che ha evidenziato le diverse problematicità sia di ciò che accade a partire dal '43 (ma in realtà da prima con il nazionalismo e il fascismo italiani), sia di ciò che la storiografia è costretta a mettere in conto.

L'intervento ha avuto anche la possibilità di sentire le voci di esuli di diverse zone, da Rovigno a Isola, che hanno marcato la tragicità degli eventi.


Rimando comunque all'intervento per ogni altra considerazione. 

La repressione non dorme. Sui fatti del 14N



Camilla Cederna scriveva nel 1975, in introduzione al suo libro "Sparare a vista":
Questo libro è stato scritto perché niente è cambiato in questi ultimi anni, perché dal 1969 ancora continua quella "strategia della tensione", che sarebbe meglio chiamare "tecnica del regime", e che da allora non esplode soltanto con gli attentati, ma vive e prospera in simbiosi con le violente intemperanze della polizia, con le violazioni della legalità democratica, con le protezioni della magistratura, la complicità e le direttive dei politici, le garanzie di impunità a poliziotti e questori e, più in alto, a generali e ministri.

Gli anni in cui scriveva erano gli anni di piombo,   quando manifestazioni, scioperi, bombe, arresti e morti erano all'ordine del giorno. Quando elementi delle istituzioni statali lavoravano intensamente per criminalizzare un'area politica, la sinistra istituzionale e non, usando come artefici i suoi opposti, la destra neofascista nel tentativo di spostare l'assetto governativo dalla deriva di centro-sinistra ad una forma maggiormente autoritaria di governo. Questo fu attivato grazie all'intervento di attori sociali diversi: neofascisti, politici, forze dell'ordine, giornalisti.
Tuttavia, se la particolarità di quel preciso contesto era la commistione tra istituzioni e forze di estrema destra attraverso attentati da attribuire alla sinistra extra-parlamentare, i lineamenti che caratterizzano la gestione dell'ordine pubblico già dal primo governo repubblicano di De Gasperi tra il 1948-1953, con ministro dell'Interno Mario Scelba, hanno mantenuto alcune variabili che, in quella frase delle Cederna non vengono nascoste: violente intemperante della polizia, violazioni della legalità democratica, protezioni della magistratura, complicità e direttive dei politici, garanzie di impunità a poliziotti e ministri.

Vandana Shiva - collegamenti tra politiche economiche globali e violenza sulle donne



fonte: One Billion Rising


La strenua e coraggiosa vittima dello stupro di gruppo di Delhi ha esalato il suo ultimo respiro il 30 dicembre 2012. Questo articolo è un omaggio a lei e alle altre vittime della violenza contro le donne.

La violenza contro le donne è antica quanto il patriarcato. Ma si è intensificata fino a diventare più pervasiva nel recente passato. Ha assunto forme più brutali, come la morte della vittima di stupro di gruppo a Delhi e il suicidio della 17enne, vittima di stupro a Chandigarh.

I casi di stupro e casi di violenza contro le donne sono aumentati nel corso degli anni. Il National Crime Records Bureau (NCRB) ha riportato 10.068 casi di stupro nel 1990 che sono aumentati a 16.496 nel 2000. Con 24.206 casi nel 2011, l'aumento dei casi di stupro è incredibilmente del 873 per cento dal 1971, quando NCRB iniziato a registrare i casi di stupro. E New Delhi è emersa come la capitale dello stupro dell'India, che rappresenta il 25 per cento dei casi.

Il movimento per fermare questa violenza deve essere sostenuto fino a che la giustizia sia fatta per ognuna delle nostre figlie e sorelle che sono state violentate.

E mentre noi intensifichiamo la nostra lotta per la giustizia per le donne, abbiamo bisogno di chiederci perche i casi di stupro sono aumentati del 240 per cento dal 1990, quando le nuove politiche economiche sono state introdotte. Abbiamo bisogno di esaminare le radici della crescente violenza contro le donne.

Potrebbe esserci una connessione tra la crescita delle violenze, le politiche non democratiche, ingiuste e economicamente inique imposte e la crescita dei crimini contro le donne?

Credo che ci sia.

Cadere dalle scale oggi. Violenza sulle donne: e le istituzioni?

Oggi, 4/12/2012 si è tenuto in aula T.5 del polo Zanotto dell'Università di Verona, un incontro sulla violenza sulle donne organizzato dal collettivo femminista Towanda, di seguito le registrazioni degli interventi. Purtroppo il registratore si è scaricato prima dell'inizio della discussione, che è stata molto interessante, quindi accontentatevi!

La maggior parte delle violenze sulle donne avviene in ambito familiare. E le leggi dello Stato italiano proteggono le donne dai maltrattamenti, dagli stupri, dalla violenza psicologica ed economica. Ma come agisce chi le deve concretamente applicare?
E, nonostante sia un tema terribilmente attuale, cosa sappiamo davvero della violenza di genere e delle forme che può assumere?

Ne parleremo insieme a Daniela Danna, ricercatrice dell'Università degli Studi di Milano e autrice del libro "Stato di famiglia. Le

 donne maltrattate di fronte alle istituzioni" e a Federica Panizzo, avvocato penalista che ci illustrerà la sua recente ricerca sulla violenza di genere.