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Cadere dalle scale oggi. Violenza sulle donne: e le istituzioni?

Oggi, 4/12/2012 si è tenuto in aula T.5 del polo Zanotto dell'Università di Verona, un incontro sulla violenza sulle donne organizzato dal collettivo femminista Towanda, di seguito le registrazioni degli interventi. Purtroppo il registratore si è scaricato prima dell'inizio della discussione, che è stata molto interessante, quindi accontentatevi!

La maggior parte delle violenze sulle donne avviene in ambito familiare. E le leggi dello Stato italiano proteggono le donne dai maltrattamenti, dagli stupri, dalla violenza psicologica ed economica. Ma come agisce chi le deve concretamente applicare?
E, nonostante sia un tema terribilmente attuale, cosa sappiamo davvero della violenza di genere e delle forme che può assumere?

Ne parleremo insieme a Daniela Danna, ricercatrice dell'Università degli Studi di Milano e autrice del libro "Stato di famiglia. Le

 donne maltrattate di fronte alle istituzioni" e a Federica Panizzo, avvocato penalista che ci illustrerà la sua recente ricerca sulla violenza di genere.


Sulla difesa strenua della Costituzione

Non sono un costituzionalista, non sono un esperto di diritto costituzionale e di diritto in generale. Sono un semplice studente di storia che si pone delle questioni. Zagrebesky in una intervista a Repubblica afferma che la Costituzione è stata svuotata e quindi afferma che "vorremmo un partito che dicesse: la Costituzione è il mio programma."
Sempre le belle parole di difesa della Costituzione come se quest'ultima fosse il sancta sanctorum della politica. Ebbene anche se fossi il più sincero dei parlamentaristi repubblicani avrei a che ridire sulla Costituzione. Per il semplice fatto che è stata creata in un determinato contesto storico e, in quanto tale, non tutto rimane invariato. Cambiano contesti, si modificano variabili e se ne inseriscono di nuove. Non si può pretendere di difendere cosi strenuamente un oggetto immobile. La nostra è una Costituzione rigida, ovvero necessita di un procedimento aggravato per la sua modifica. Tuttavia essere strenui difensori di questo feticcio non ci porta ad essere alfieri dell'onestà, della meritocrazia, della buona politica e di tutta la retorica politicamente corretta. Zagrebesky afferma che già l'art.1 ("L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro") rappresenta uno degli innumerevoli esempi di virtuosismo della nostra Costituzione.
Bene, io voglio continuare nella lettura. Mi scende di poco l'occhio e all'art.3 e 4 (e poi continua art16, 17 etc) si dichiara un'affermazione che, per quel che mi riguarda e quel che penso debba essere definito un Paese civile o una società equa, dal mio punto di vista non può essere che lesiva nei confronti di un'ampia parte di popolazione.